Il Caso Di Mario Costeja: Il Punto Di Partenza Del Diritto All’Oblio

Il Diritto all’Oblio nasce nel 2014, a seguito di una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

DirittoOblioGDPR.com analizza, in modo approfondito, il caso che ha dato origine a questa normativa.

Il nostro team spiega nel dettaglio quella che è stata la richiesta di rimozione di Mario Costeja González.

Il suo processo individuale ha portato alla creazione di un regolamento per la protezione dei dati personali.

Nel testo che segue, il suo caso verrà spiegato passo dopo passo, con le ripercussioni e conseguenze.

Chi è Mario Costeja González?

Il nome di Mario Costeja González compare nell’identificazione delle parti della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che sta all’origine del Diritto all’Oblio.

Costeja è un esperto di calligrafia giudiziaria e di comunicazione non verbale.

In maniera involontaria, Mario Costeja è una figura chiave nell’applicazione del Diritto all’Oblio.

Da quando gli utenti possono usufruirne, secondo il rapporto sulla trasparenza di Google, il motore di ricerca ha ricevuto 1.246.622 richieste di rimozione.

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La pubblicazione dell’Avanguardia

Nel 1998 La Vanguardia pubblicò, nella sua edizione cartacea, due annunci relativi ad un’asta di immobili di proprietà di Costeja provenienti da un sequestro per alcuni debiti con la Previdenza Sociale.

Con la digitalizzazione dell’emeroteca, Google ha indicizzato il suo nome e cognome in questi annunci.

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Comunicazione con il giornale e con Google

Nel 2009, Mario Costeja ha contattato La Vanguardia, che non ha accolto la sua richiesta di rimozione perché l’annuncio era stato pubblicato su richiesta del Ministero del Lavoro.

Per tale motivo, Costeja ha contattato Google Spagna, che ha inoltrato il caso a Google Inc. con sede legale in California, fermo restando che si trattava della società che fornisce il servizio di ricerca su Internet.

L’avvocato ha ingaggiato una battaglia senza precedenti contro il colosso del web.

La motivazione dell’AEPD

La difesa di Mario Costeja ha contattato l’Agenzia spagnola per la protezione dei dati (AEPD) per chiedere il ritiro delle informazioni dalla pubblicazione.

L’agenzia ha difeso il giornale perché ha capito che la pubblicazione dei dati aveva una giustificazione legale.

D’altra parte, l’ente si è opposto alla presenza nel motore di ricerca dei link riferiti a dati personali.

L’AEPD ha richiesto a Google Spain SL. e Google Inc. di adottare le misure necessarie.

In seguito, Google ha presentato ricorso alla Corte nazionale.

Il tribunale spagnolo ha inviato alcuni quesiti legali alla Corte Europea per risolvere definitivamente il caso.

L’obiettivo: cancellare il passato

Nel 2013, in un’intervista al quotidiano El País, Costeja ha chiesto l’esercizio del Diritto all’Oblio:

“Tutto è stato sistemato e pagato anni fa, da allora ho divorziato, ma secondo Google sono ancora indebitato e sposato.

Quello che mi preoccupa è che esiste il diritto di rimuovere da Internet qualcosa del tuo passato che, nonostante sia risolto, ti perseguita.

Un detenuto dopo aver scontato la pena è esonerato da responsabilità, ma su Google continua ad essere colpevole per tutta la vita.”

Costeja ha dichiarato che il suo caso era stato risolto ed era irrilevante.

Google, durante tutto il processo, si è rifugiato dietro due posizioni: la sede dell’azienda e la libertà di espressione.

La sentenza della Corte Europea

La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea a favore di Mario Costeja ha segnato un prima e un dopo nella giurisprudenza in materia di protezione dei dati personali.

Dal 2014 i cittadini possono usufruire del Diritto all’Oblio per deindicizzare i link dal motore di ricerca.

In tal senso nasce il General Data Protection Regulation (GDPR), che regola la privacy e il Diritto all’Oblio.

Il Regolamento UE 2016/679 stabilisce che:

“La protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati di carattere personale è un diritto fondamentale.”

Il processo di Mario Costeja è stato di esempio per altri come il caso Lazic vs. The Washington Post.

Quali contenuti ritira Google?

Secondo il supporto di Google, i fattori più comuni per la rimozione di una pagina web sono:

  • La chiara assenza di interesse pubblico, come le pagine che non sono più online (errore 404);
  • Informazioni sensibili, come salute, appartenenza politica, religione, ecc.;
  • Rimuovere immagini di minori;
  • Condanne o atti prescritti, proscioglimenti e sentenze di assoluzione.

Gli utenti devono inserire i propri dati identificativi e inviare i link che desiderano rimuovere.

Google, Yahoo o Bing hanno moduli per inoltrare la domanda online.

Il motore di ricerca decide, in base ai suoi parametri, quali link vengono rimossi, come indicato dalla frase.

“È necessario effettuare una ponderazione, caso per caso, per raggiungere l’equilibrio tra diritti e interessi.”

Nell’esercizio del Diritto all’Oblio, il GDPR prevede eccezioni per il contenuto che:

  • Garantisce la libertà di espressione;
  • Rispetta gli obblighi di legge;
  • È nell’interesse pubblico;
  • Ha obiettivo scientifico, statistico o storico;
  • Rappresenta un reclamo.

La normativa prevede che il diritto alla riservatezza prevalga sul diritto all’informazione.

Come avviare il processo Diritto all’Oblio?

Il caso di Mario Costeja rappresenta una pietra miliare nel campo della privacy e della protezione dei dati.

Dal 2014 gli utenti europei possono richiedere la rimozione dei link dai motori di ricerca.

Google e altre società offrono moduli online per comunicare i dati corrispondenti.

Allo stesso modo, DirittoOblioGDPR.com è a tua disposizione per eliminare tutti i link negativi.

Il team offre un servizio professionale di consulenza, applicazione e follow-up nelle procedure relative al Diritto all’Oblio.

Indica quale link, immagine o video danneggia la tua immagine e il nostro staff ti contatterà per tutelare la tua reputazione online, applicando la normativa vigente.

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